Genesi e Sviluppo dell'Arte della Capoeira
I Quilombos
Dopo le colonie
Pastinha: il protettore della Capoeira Angola
La Musica
Il Gioco
Capoeira e benessere psicofisico
Cervello, principio della complementarietà e capoeira
Bibliografia
 

CAPOEIRA E IL BENESSERE PSICOFISICO

In questo capitolo vengono presentate alcune deduzioni, basandosi sulle produzioni letterarie delle neuroscienze e delle scienze umane, riguardanti i possibili effetti positivi dell’arte della capoeira angola sull’uomo. Precisamente, l’analisi si articola su differenti livelli: il primo livello riguarda l’individuo, ossia, della relazione tra mente e corpo; il secondo livello analisi è quello psicosociale.
Per sapere cosa può far bene all’organismo umano prima bisogna conoscere l’organismo umano, ciò include la conoscenza della fisiologia, ossia, la conoscenza di come è strutturato l’organismo umano, le relazioni tra le parti che costituiscono l’insieme e il modo di funzionare di tale struttura fisica. Per ciò che interessa questo ambito, l’indagine è inizialmente focalizzata sulle risposte difensive dell’organismo, precisamente, il sistema immunitario e lo stress.
La parola stress significa tensione, spinta, sforzo ed ha una connotazione negativa dato che è sempre posto l’accento sulla potenziale nocività di questo fenomeno. Essere sottoposto a stress significa subire una particolare tensione fisica, psichica o entrambe, dannosa per l’equilibrio psicofisico. I fattori che producono la risposta di stress sono chiamati agenti stressanti o stressori e sono moltissimi: il freddo, l’attacco di un nemico, l’aspettativa di una minaccia, la frustrazione comportamentale, fattori di valenza emotiva e sociale, rumore, eccesso di lavoro e molti altri.
La risposta allo stress ha un significato essenzialmente adattivo, cioè positivo per l’organismo, ma che può diventare patogena se l’azione degli stressori diventa troppo intensa e prolungata. Tuttavia, esclusa questa situazione, purtroppo frequente e dannosa, lo stress moderato ha invece un significato positivo e necessario al mantenimento del delicato equilibrio psichico e fisico dell’uomo. Infatti hans Selye definiva lo stress come il sale della vita e Seymur Levine ha proposto che un grado ottimale di stress rende meno sensibili alla monotonia, affina le capacità di concentrazione, di attenzione, di percezione e facilita la memoria e l’apprendimento.
Selye definisce lo stress come “una reazione non specifica dell’organismo quando deve affrontare un’emergenza o adattarsi ad una novità”.
Quando gli stressori agiscono in forma prolungata ed intensa per cui acquisiscono una connotazione dannosa, compare una sequenza di reazioni chiamata Sindrome Generale di Adattamento e si manifesta in tre momenti successivi: a) una fase di allarme che consiste essenzialmente in cambi a livello biochimico ormonale; b) una seconda fase detta di resistenza in cui l’organismo si dispone ad un’azione difensiva ed infine, c) una fase di esaurimento che distingue con un crollo delle difese rappresentate dal sistema immunitario, quindi la possibile comparsa di patologie organiche.
Tuttavia, la quantità, qualità e la durata della risposta allo stress sono correlate all’intensità dell’attivazione emozionale causata dallo stressore che a sua volta dipende dalla valutazione cognitiva dello stesso. Ogni agente stressante viene analizzato cognitivamente nel suo significato di minaccia potenziale e se viene considerato pericoloso, viene avviata l’attivazione emozionale e la conseguente risposta di stress. Se lo stimolo viene stimato innocuo, non produce attivazione emozionale e non assume un significato stressante.
Le società post-industriali sono caratterizzate, in primo luogo dalla contrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di non lavoro o di vita, spesso identificando il primo come “situazione stressante”; altre due caratteristiche apparentemente contraddittorie delle società post-industriali sono la velocità dei ritmi della vita quotidiana e la sedentarietà, ritenute nocive per la salute fisica e mentale. Selye sostiene che “non è tanto importante quello che ci accade quanto il modo in cui lo interpretiamo”. Perciò, accade che stimoli stressanti ed anche disturbi prettamente organici devono il loro effetto deleterio al vissuto che li accompagna (timore, sofferenza, frustrazione ecc.). Inoltre, mediante apposite psicoterapie la valutazione può essere cambiata, per cui uno stimolo stressante dannoso fisicamente e psichicamente può diventare uno stimolo innocuo oppure il sale della vita ed attivare positivamente le capacità cognitive e fisiche.
In questo senso la pratica della capoeira può essere un ottimo strumento, per contrastare le situazioni di stress dannoso, attraverso lo stress che la pratica del gioco della capoeira comporta ritenuto positivo per l’organismo, attivando proficuamente, quindi migliorando, le capacità fisiche e cognitive.

Questi studi hanno evidenziato la distinzione tra fisico e psichico, vale a dire, tra mente e corpo;
molti autorevoli scienziati e premi Nobel si sono occupati del problema mente-corpo, ad esempio K.R. Popper (1965) uno dei rappresentanti autorevoli del dualismo interazionista corrente di pensiero filosofico o epistemologico, distingue due tipi di eventi (o stati) interagenti, gli uni fisico-chimici e gli altri mentali. R.W. Sperry, basandosi sulle analisi degli effetti funzionali in due casi di split-brain o cervello diviso, ossia, i casi di due soggetti sottoposti a commissurotomie per ridurre i gravi attacchi epilettici ( Sperry e Gazzaniga, 1966), suggerisce la compresenza di due menti separate, cioè di due sfere di coscienza indipendenti: una mente destra e una mente sinistra. In particolare, egli sostiene un interazionismo emergente, tra gli eventi neuronali e gli effetti mentali come in ogni rapporto tra le parti e il tutto. La coscienza però non è un agente disincarnato o soprannaturale, ma è strettamente connessa coi processi cerebrali, il suo modello propone che le proprietà o le forze mentali esercitino un controllo regolativi sulla fisiologia cerebrale, che esse cioè siano cause e non correlati passivi.
Per Gava (1994), Sperry è vittima di una dicotomia epistemologica. Infatti negli esperimenti in laboratorio egli applica i metodi ed i criteri di scientificità correnti, cioè l’epistemologia con cui opera e procede tutta la scienza. In fase interpretativa, al contrario, impiega la sua concezione emergentistica e per molti versi antitetica.
In questo lavoro, invece, ci si basa sulla prospettiva teorica dell’identità secondo cui la mente è il cervello (P.M.Churchland, 1979; Smith Churchland,1986; Gava,1994;). Secondo questa prospettiva, ogni singolo stato, evento o processo mentale è uno stato, evento o processo dinamico del cervello o nel sistema nervoso centrale (identità delle occorrenze). Così, un dolore o un’idea comune a due individui o ricorrente nello stesso individuo in tempi successivi può identificarsi con processi dinamici diversi.
Questa prospettiva permette di spiegare, in certa misura, alcune difficoltà provenienti soprattutto dalle ambiguità del linguaggio ordinario. Mentre il cervello umano è frutto di una lunga evoluzione, il linguaggio è in larga parte frutto di convenzione, spesso semanticamente molto confusa e ingannevole; inoltre il cervello funziona con categorie che non sempre corrispondono a quelle assunte dal linguaggio ordinario, il quale pertanto è costretto a modificare o eliminare i suoi asserti e le sue categorie.