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PASTINHA: IL PROTETTORE DELLA CAPOEIRA ANGOLA
Vincente Ferreira Pastinha nacque in Salvador, Bahia suo padre un commerciante d’origine spagnola, sua madre, una bahiana.
In una registrazione effettuata nel 1967 e conservata nel Museo dell’immagine e del suono, il mestre Pastinha racconta la storia della sua vita:
«Quando avevo circa dieci anni un altro bambino più grande di me diventò mio rivale. Quando uscivo da solo – per esempio, andare in bottega a fare compere – noi litigavamo e finiva sempre che le prendevo da lui…. Un giorno, dalla finestra di casa sua, un vecchio africano assistette ad un nostro litigio : vedendo che piangevo mi disse “ vieni qui figlio mio, tu non puoi farcela con lui, sai? Lui è più grande di te. Il tempo che tu perdi piangendo di rabbia puoi spenderlo venendo qua nel mio casolare così ti insegno una cosa molto valida”. Fu ciò che mi disse il vecchio ed io andai…».
Il vecchio si chiamava Benedito, e ciò che il giovane Pastinha imparò fu molto più che una serie di tecniche di difesa personale, egli si addentrò una cultura a lui sconosciuta e che rischiava la scomparsa.
All’età di dodici anni entrò nella scuola navale per diventare marinaio e né usci a vent’anni, in questo periodo insegnò capoeira ai suoi colleghi. Una volta congedato dalla Marina Pastinha fece diversi mestieri ma continuò sempre a giocare Capoeira e ad insegnarla…
«..Tutto passeggero, ho sempre cercato di vivere della mia arte. La mia arte è quella del pittore, artista…».
La sua vita cambiò quando un suo ex alunno lo portò ad una roda di Capoeira tradizionale; in quella roda c’erano solo mestres il più ragguardevole era Amozinho. I mestres ammirarono la sua competenza, al punto da eleggerlo custode della capoeira angola.
«…di una cosa non c’è dubbio: furono i negri portati dall’Angola che ci hanno insegnato la Capoeira. Può essere che fosse ben differente dalla lotta che quei due uomini stanno mostrando adesso. Mi hanno detto che ci sono cose scritte che provano questo. Ci credo. Tutto muta. Ma ciò che noi chiamiamo Capoeira Angola, quella che io ho appreso, non ho lasciato che cambiasse qui nell’Accademia; e sono più o meno 78 anni .. e ne passeranno 100, perché i miei alunni sono zelanti. Adesso i loro occhi sono i miei. Sanno che devono continuare. Sanno che la lotta serve a difendere l’uomo..».
Le considerazioni del mestre Pastinha ebbero molti sostenitori in tutto il paese. L’originalità del metodo di insegnamento, la pratica di gioco come espressione artistica, formarono una scuola che privilegia il lavoro fisico e mentale per far in modo che il talento diventi creatività artistica.
«La Capoeira Angola può essere insegnata soltanto senza forzare la naturalità della persona, la faccenda consiste nel mettere a frutto i gesti liberi e propri di ciascuno. Nessuno lotta allo stesso mio modo, ma nel loro modo c’è tutta la conoscenza che io ho imparato. Ognuno è ognuno..»
Vincente Ferreira Pastinha morì il 13 novembre 1981. Fino all’ultimo non lasciò i suoi discepoli benché vecchio e cieco.
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