Genesi e Sviluppo dell'Arte della Capoeira
I Quilombos
Dopo le colonie
Pastinha: il protettore della Capoeira Angola
La Musica
Il Gioco
Capoeira e benessere psicofisico
Cervello, principio della complementarietà e capoeira
Bibliografia
 

I QUILOMBOS

Nel primo periodo della colonia vi erano molti modi per definire ciò che poi verrà chiamata capoeira o capoeiragem; espressioni come, gioco di angola, angolinha, brinquedo o vadiação servivano ad indicare questo fenomeno. Una delle ipotesi sull’origine del termine “capoeira” afferma che esso deriva dalla lingua locale tupy e significa ciò che fu mato ( caà= mato; puera= che fu), intendendo sia i terreni disboscati per la raccolta della legna ovvero quelli bonificati e messi a coltura, sia la vegetazione bassa della mata. Il terreno ricco di arbusti e rare boscaglie permetteva ai fuggitivi di affrontare disarmati i propri persecutori; così, la vegetazione definita in lingua tupy caà puera darà il nome a questi guerrieri e alla loro lotta. Altri studiosi affermano che l’accezione “capoeira” designa un tipo particolare di cesto usato dagli schiavi per trasportare galline al mercato. Il termine usato inizialmente per definire le gabbie si è poi esteso a definire questi schiavi; secondo i sostenitori di questa ipotesi questi schiavi in attesa dei commercianti si divertivano praticando il brinquedo e lo stesso gioco fu comunemente definito gioco della capoeira. Comunque siano andate le cose, la capoeira serviva ad ottenere la libertà, una volta fuggiti gli schiavi cercavano un luogo sicuro dove poter costruire una comunità libera per fare ciò che si faceva in africa.
Tutto il periodo della Colonia è punteggiato da esplosioni di ribellioni (Moura, 1981): non appena si costituiva un indebolimento del controllo sociale esercitato dal dominio padronale in corrispondenza a difficoltà economiche o nel sistema politico controllato dalle metropoli, la popolazione schiava metteva in atto la sua specifica modalità di lotta, cioè la fuga dal latifondo verso l’interno denso di foreste difficile da penetrare, nascevano così i quilombos.
Il Brasile nella pratica si trasformò in un mosaico di quilombos, alcuni maggiori, altri minori, ma tutti importanti per la comprensione della storia sociale di questo paese . L’esempio più duraturo ed avanzato dal punto di vista economico e politico è il policentrico quilombo di Palmares (Alagoas), federazione di 20.000 africani che si è mantenuta in vita per l’intero XVII secolo in coincidenza con la più grave crisi istituzionale della metropoli, l’unione con la corona spagnola e il coinvolgimento nella guerra dei trent’anni e, soprattutto, l’occupazione olandese; una caratteristica dei quilombos è di avere messo a punto una policoltura fiorente, capace di garantire un’abbondante e varia base alimentare che contrastava nettamente con il costante dramma delle carestie del latifondo e di aver saputo costruire una rete di rapporti sociali con l’esterno (cioè con il variegato arcipelago di oppressi ed emarginati che l’economia coloniale aveva creato, come disertori, criminali e devianti, indii, schiavi delle senzalas e negri delle città), evitandone così l’isolamento, e facendo di quei luoghi punti di affluenza e scambio (Isenburg, 1986). Figura mitica e simbolo della lotta di liberazione era Zumbì di Palmares. Palmares venne piegata e distrutta a seguito dell’intervento militare dei bandeirantes paolisti (Machado, 1965); i superstiti furono deportati in Pernambuco.
Zumbi di palmares, eroe del popolo brasiliano, nacque a Palmares, col nome di Francisco, poco prima di compiere quindici anni, Francisco se ne andò di casa e vagabondò per più di sei mesi; al suo ritorno in Palmares, Francisco prese il nome di Zumbi; il patriarca della sua famiglia si chiamava Ganga Zumba (Adorno,1999).
Bisogna ricordare che la divinità principale del Camerun e del Congo si chiama Nzambi; in Angola chi è morto e chiamato zambi; nei Caraibi gli zumbis o zombies sono i morti-viventi, creature che non riposano.
All’alba del giorno 20 novembre del 1695, al termine della cosiddetta guerra di selva, Zumbi, ferito a tradimento e solo, per sfuggire alla pattuglia di bandeirantes che lo braccava, si gettò da un’alta rupe dei monti di Alagoas.
In forma esemplare, Zumbi incarna gli orrori dello schiavismo brasiliano, un cadavere senza sepoltura, un morto-vivente, il simbolo delle atrocità del potere prepotente, ed esempio per coloro che resistono all’oppressione e lottano per la libertà e la giustizia. Con la fine dei quilombos per la capoeira inizia un nuovo periodo.